18-03-2019

Pala marmorea raffigurante l’Epifania e lunetta con Dio Padre ed Angeli a Seminara (Reggio Calabria): segnalazione per la lista rossa

Indirizzo/Località: Piazzetta di San Michele – Seminara (Reggio Calabria)

Tipologia generale: architettura religiosa

Tipologia specifica: altare

Configurazione strutturale: lastra marmorea scolpita in rilievo e sormontata da una lunetta

Epoca di costruzione: sec. XVI

Uso attuale: il bene è custodito nella chiesa di San Michele

Uso storico: i “pezzi” del dossale sono stati individuati fra i ruderi dell’antica Seminara distrutta dal terremoto del 1783 e ricostruita in un luogo poco distante; l’opera è stata ricomposta nella chiesa di San Michele

Condizione giuridica: l’altare appartiene alla Diocesi di Oppido-Palmi, ed è conservato nella chiesa di San Michele

Segnalazione: del 24 gennaio 2019 –della Sezione di Reggio Calabria di Italia Nostra – reggiocalabria@italianostra.org

Motivazione della scelta: Quest’opera straordinaria merita di essere salvata dal degrado in cui versa a causa della cecità, dell’incompetenza e del disinteresse di chi l’ha avuta in eredità dalla Storia. I “pezzi” del dossale sono stati individuati e segnalati da Alfonso Frangipane (1930 e 1933) fra i ruderi dell’antica Seminara distrutta dal terremoto del 1783 e ricostruita in un luogo poco distante; l’opera – ricomposta nella chiesa di San Michele – è stata assegnata dallo stesso Frangipane a scuola toscana del XVI sec.

Francesca Paolino, (già professore Associato di Storia dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria e socia di Italia Nostra), ha analizzato l’opera dopo varie ed infruttuose ricerche negli archivi, cercando di spiegare la sua presenza in questo piccolo e modesto centro calabrese/reggino che ha avuto, tuttavia, una stagione molto proficua e prospera nel XVI secolo, quando era feudo degli Spinelli per la produzione agricola ma soprattutto per la seta grezza.

L’alto pregio dell’opera ha indotto la studiosa sopra citata ad avanzare delle ipotesi attributive circa il committente (il duca Carlo Spinelli?) e lo scultore autore dell’opera (Giovan Angelo da Montorsoli, attivo a Messina fra il 1547 ed il 1557), collocando di conseguenza la sua realizzazione proprio nel decennio messinese del Montorsoli (A. Martino Montanini, nipote e collaboratore del Montorsoli, è propensa ad assegnare l’opera Monica De Marco).

Nel 1998 Antonino Tripodi pubblica la Platea del Convento dei Francescani Conventuali di Seminara, dalla quale si trae che: l’altare è stato realizzato nel 1551 e committenti dell’opera sono stati Giovan Bernardo Longo ed il fratello, in onore della loro madre. L’altare appartiene alla Diocesi di Oppido-Palmi. L’articolazione architettonica dell’edicola che contiene la lastra marmorea scolpita ed il rilievo nella lunetta richiama esempi fiorentini-toscani, appare equilibrata nelle proporzioni ed elegante negli stilemi; l’esecuzione denota accuratezza e padronanza tecnica.

Nelle parti scultoree la morbidezza del modellato dalle morbide stesure interessa le figure dei Magi, ritratti e acconciati come tre bellissimi “generali” romani, dalle armature preziose – in specie il re inginocchiato – ma anche la figura della Vergine, avvolta in un mantello dalle morbide ed ampie pieghe, che stenta a trattenere un bellissimo e irrequieto Bambino, tra i più belli che si ricordino.

Fortemente caratterizzati sono  volti e le figure di tutti i personaggi, in specie i Magi : – si veda ad esempio il profilo accentuato del re moro (a sinistra), ritratto in modo da suggerire il suo dinamico avanzare con la sua bellissima armatura dal corto mantello, e con i calzari definiti fin nei dettagli;

anche il re in ginocchio ha una testa molto ben modellata, con lineamenti decisi ma belli, con le ciocche dei capelli e la barba riccioluta ben cesellati, ma altrettanto accurata è la testa leonina della sua armatura, l’elsa la sua spada, etc.; in questo volto si è intravista la possibilità di riconoscervi un autoritratto del Montorsoli, attraverso il confronto con il ritratto di profilo dell’artista contenuto nel recto di tre medaglie rinvenute alla base della statua del Nettuno di Messina (Cfr. Francesca Paolino, Altari…, p.195-196).  Anche i volti dei due personaggi sulla destra – accostati al giovane re in primo piano, dal volto giovane e privo di barba – sono forti nelle fattezze; mentre appare straordinario il rapporto dinamico fra le due figure dei magi in primo piano: raccolta e piena di energia contenuta è la figura del re inginocchiato; distesa, in una posa bilanciata con le gambe a compasso, è, invece, la figura contigua del giovane re, appena e in parte arretrata.

La composizione, popolata di personaggi affollati nei primi piani, comprende invece un respiro spaziale profondo nello sfondo che richiama prospettive leonardesche di paesaggi. Non è meno pregevole la risoluzione della lunetta soprastante e quella dei dettagli: dalle piccole figure di santi alla base delle paraste laterali, al fregio, ai capitelli fogliati. Una sicura corrispondenza si riscontra tra il Bambino di questa pala e quello della Madonna del Popolo di Tropea, di certa paternità montorsoliana.

Il pregio dell’opera suggerisce che si intervenga a rimuovere almeno le cause di infiltrazioni d’acqua piovana nella parete dove è collocato l’altare; successivamente si raccomandano operazioni di restauro più opportune; per esempio il distacco dalla parete, operazioni di pulitura, etc..

RIFERIMENTI STORICO-BIBLIOGRAFICI

Francesca Paolino, Altari monumentali in Calabria. 1500-1620, Jason Editrice, Reggio Calabria 1996, pp. 45-63
Monica De Marco: Dal primo Rinascimento all’ultima Maniera. Marmi del Cinquecento nella provincia di Reggio Calabria, Centro Studi Esperide Ed., Pizzo – VV -,  pp. 254-257
Francesca Paolino, Cappelle gentilizie e devozionali in Calabria. 1550-1650, Laruffa Editore, Reggio Calabria 2000, pp. 215-217 .

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